Meditazione del Wesak

IL RACCONTO ANTICO DELLA FESTA DEL WESAK (Scarica PDF)

 C’è una valle ad altitudine piuttosto elevata sul versante tibetano della catena dell’Himalaya. E’ circondata da tutte le parti da montagne elevate, eccetto verso nord-est, dove c’è una stretta apertura nella catena delle montagne.

La valle ha perciò un contorno a forma di bottiglia con il collo a nord-est, e si apre notevolmente verso sud.
In alto a nord,vicino al collo della bottiglia, vi è un enorme roccia piatta. Non vi sono alberi e arbusti nella valle, che è ricoperta da una specie di erba dura, ma i fianchi delle montagne sono coperti di alberi.
Al tempo del plenilunio del Toro, pellegrini provenienti da tutti i distretti circostanti cominciano a riunirsi; uomini santi e lama si inoltrano nella valle riempiono la parte sud e quella di mezzo, lasciando quella a nord-est relativamente libera. Qui, secondo la leggenda,si raccoglie il gruppo di quei grandi Esseri che sono i Custodi in Terra del Piano di Dio per il nostro pianeta e per l’umanità.
Il nome che diamo a questi Esseri non ha molta importanza. I credenti cristiani possono parlare di Cristo e della Sua Chiesa e ritenere che costituiscono la grande Nube dei Testimoni che garantiscono all’umanità la salvezza finale. Gli esoteristi possono chiamarli Maestri di Saggezza, la Gerarchia Planetaria, che nei loro vari gradi sono governati ed istruiti dal Cristo, il maestro di tutti i Maestri e Istruttore degli uomini e degli angeli.
Oppure possiamo chiamarli i Rishi delle Scritture indiane, o la Società delle Menti Illuminate,come negli insegnamenti tibetani.
Sono i Grandi Intuitivi ed i Grandi Compagni della nostra presentazione più moderna, e sono l’aggregato dell’Umanità perfetta che ha seguito le orme del Cristo ed è passata per noi al di là del velo, lasciandoci l’esempio che dovremo seguire come Essi hanno fatto.
Fra questi Grandi Esseri sono annoverati tutti i Saggi, i Santi i Maestri, i Profeti e i Grandi Figli di Dio che in tutte le epoche e in tutte le razze sono stati dei canali per la Luce, l’Amore ed il Potere Divini.
Essi hanno fondato le grandi Religioni, le Civiltà, le Culture, le Arti, le Scienze, le Invenzioni, le Filosofie, i Governi e le Leggi, ed hanno di volta in volta accelerato lo sviluppo evolutivo del genere umano.
Con la loro saggezza, il loro amore e sapere, stanno come una parete di protezione intorno all’umanità, cercando di condurci passo passo (come furono condotti ai loro tempi) dalle tenebre alla luce, dall’irreale al reale, dalla morte all’immortalità. Questo gruppo di conoscitori della Divinità sono
i principali partecipanti alla festa del WESAK. Si dispongono all’estremità nord-orientale della valle in cerchi concentrici (secondo la posizione e il grado del Loro sviluppo iniziatico) preparandosi al grande atto di servizio.
Di fronte alla roccia guardando a nord-est, stanno gli Esseri che i Loro discepoli chiamano “I Tre Grandi Signori”.
Sono il Cristo (in Oriente è noto come Bodhisattva, Signore Maitreya o Krishna, ed è Colui che i Momettani attendono quale Imam Mahdi, e gli Ebrei come Messia: ma Egli è sempre la stessa Grande Identità, il Cristo Cosmico, che presiede i destini della vita da circa 600 anni avanti l’era cristiana, venuto poi tra gli uomini e di nuovo atteso) che sta al centro; il Signore delle forme viventi, il Manu (opera prevalentemente in rapporto ai governi, alla politica planetaria e alle razze) che sta alla Sua destra; ed il Signore delle Civiltà ,il Mahachohan ( opera con le civiltà, le culture e la conoscenza) che sta alla Sua sinistra.
Questi Tre stanno di fronte alla roccia sulla quale si trova una grande coppa
di cristallo piena d’acqua.
Dietro al gruppo di Maestri, adepti, iniziati e lavoratori anziani sotto il piano di Dio, si trovano i discepoli del mondo e gli aspiranti nei loro vari gradi e gruppi (sia “nel corpo che fuori dal corpo” per citare S. Paolo), che costituiscono attualmente il nuovo gruppo di servitori del mondo.
Quelli che sono presenti nel corpo fisico si sono recati lì con mezzi ordinari.
Gli altri sono presenti con il corpo spirituale ed in stato di sogno (il sogno che, riferiscono poi, non può essere il riconoscimento fisico e il ricordo di un
evento spirituale interiore?).
Quando l’ora del plenilunio si avvicina su tutta la folla scende una grande quiete e tutti guardano verso nord-est. Hanno luogo certi movimenti rituali in cui i Maestri raggruppati ed i loro discepoli prendono delle posizioni simboliche, formando sul fondo della valle dei simboli significativi come la stella a cinque punte, con il Cristo sul punto più elevato; oppure un triangolo, con il Cristo alo vertice; od una croce ed altre forme ben note, che hanno tutte un significato profondo e potente. Tutto ciò viene eseguito al suono di certe parole e frasi esoteriche cantate, dette mantram o canti spirituali.
L’aspettativa diviene grandissima e la tensione è effettiva e crescente. Attraverso l’insieme della gente riunita sembra di sentire scorrere una vibrazione potente che ha l’effetto di risvegliare le anime degli astanti, unendo e fondendo il gruppo in un tutto unito ed elevando tutti in un grande atto di richiesta, di preparazione e di attesa spirituale. E’ il culmine dell’aspirazione del mondo, concentrata in questo gruppo che aspetta.
Queste tre parole – richiesta, preparazione e aspettativa – descrivono bene
l’atmosfera che circonda coloro che si trovano nella valle segreta.
Il canto e il ritmico tessere diventano più forti e tutti i partecipanti e la folla che osserva innalzano gli occhi al cielo in direzione della parte stretta della valle. Proprio pochi minuti prima del momento esatto del plenilunio appare in lontananza nel cielo una macchia minuscola.
Si avvicina acquistando chiarezza e nitidezza di contorni, finchè si vede la forma del Buddha, seduto a gambe incrociate, rivestito della sua veste color zafferano, inondato di luce e di colore, con le mani tese a benedire. Quando arriva al punto esatto sopra la grande roccia, librandosi nell’aria sulla testa
dei Tre Grandi Signori, il Cristo intona un grande mantram o preghiera usato solo una volta all’anno per la festa e l’intero gruppo di persone nella valle si prosterna sulla faccia.
Questa Invocazione instaura una grande vibrazione o corrente di pensiero di tale potenza che, dal gruppo degli aspiranti, dei discepoli e iniziati che la usano, giunge fino a Dio stesso.
Essa segna il momento supremo del più intenso sforzo spirituale di tutto l’anno realizzando la fratellanza spirituale dell’umanità, e gli effetti spirituali durano per tutti i mesi successivi.
L’effetto di questa Grande Invocazione è universale o cosmico, e serve a collegarci con quel centro cosmico di forza spirituale dal quale sono venuti tutti gli esseri creati.
La benedizione viene riservata ed affidata al Cristo, quale rappresentante dell’umanità, perché la distribuisca. Così dice la leggenda, il Buddha ritorna una volta all’anno a benedire il mondo, trasmettendo mediante il Cristo, rinnovata vita spirituale. Lentamente il Buddha recede poi in distanza, finché
di nuovo nel cielo non si vede più che una pallida macchia ed anche questa scompare infine.
L’intera benedizione cerimoniale, dal primo istante dell’apparizione a distanza fino a quello min cui il Buddha scompare alla vista, comprende esattamente otto minuti. Un anno dopo l’altro ha luogo la stessa cerimonia; un anno dopo l’altro il Buddha ed il suo grande fratello, il Cristo, insieme a tutti i grandi Maestri d’Oriente e di Occidente, del passato e del presente operano in stretta collaborazione a beneficio spirituale dell’umanità.
In questi due grandi Figli di Dio sono stati concentrati due aspetti della vita divina, ed Essi agiscono insieme come Custodi del tipo più elevato di forza spirituale cui la nostra umanità possa rispondere.
Tramite il Buddha si riversa la sapienza di Dio. Tramite il Cristo si manifesta all’umanità l’amore di Dio; e sono questa sapienza e questo amore che si riversano sull’umanità ad ogni plenilunio del Toro.
Questo è il racconto antico; questa è la leggenda che sta dietro a questa festa popolare dell’Oriente. Tale è la realtà, se osiamo crederci e se abbiamo la mente abbastanza aperta per ammetterne la possibilità. Per l’Occidente è un’idea piuttosto nuova, che richiede il riadattamento di alcune nostre credenze cui siamo più attaccati. Ma se può essere afferrata e capita, nella nostra coscienza emergerà una veduta nuova e la possibilità, per la razza umana, di attingere oggi ad una nuova fonte e ad un nuovo centro di forza spirituale. Tornando alla scena dell’Himalaya, quando il Buddha e il Cristo sono scomparsi, la folla si alza in piedi; l’acqua della coppa viene distribuita in minuscole porzioni a Maestri, iniziati e discepoli che tornano poi ai loro posti di servizio. Quelli della folla, che hanno tutti portato piccole coppe e recipienti d’acqua, la bevono e la dividono con gli altri. In questa bella “cerimonia di comunione con l’acqua”, ci è presentata simbolicamente un’indicazione dell’Era dell’Acquario, cioè il Portatore d’Acqua. E’ l’era de “l’uomo che porta una brocca d’acqua”, come disse il Cristo nell’episodio precedente il servizio di comunione che Egli iniziò. In questa cerimonia viene perpetuata per noi la storia dell’universalità dell’Amore di Dio, la necessità della purificazione individuale, e la opportunità di condividere gli uni con gli altri ciò che appartiene a tutti. L’acqua che è stata magnetizzata dalla presenza del Buddha e del Cristo, porta certe proprietà e virtù di guarigione e di aiuto. Così benedetta la folla si disperde; i Maestri e i discepoli tornano con forza rinnovata a riprendere un altro anno di servizio per il mondo.
Il Wesak esprime, dunque, il momento della Riconciliazione: è un fare pace con la natura, con gli uomini e con il divino, qualsiasi sia il nostro luogo, lavoro, razza o credenza. E’ simbolo dello Spirito di Fratellanza che sta pervadendo ogni essere umano affinchè insieme possiamo percorrere il faticoso cammino della PACE.

“Fratello mio, il Dio che tu ami ed invochi è lo stesso Dio che, da sempre, io amo ed invoco. Nel profondo del tuo essere custodisci il mio Dio: il Dio di tutti gli uomini, il Dio di Cristo, il Dio di Buddha, il Dio di Krisna, il Dio di Maometto, il Dio di Mosè, il Dio di Zarathushtra, il Dio di Lao-Tzu. Rifiutando il tuo Dio, rifiuto il mio Dio. Perciò fratello mio, liberiamo la mente ed il cuore dall’egoismo e dall’odio e andiamo sorridenti incontro al DIO UNICO”.